Strada provinciale delle anime

All’inizio dell’estate del 1991, Gianni Celati, insieme al grande fotografo Luigi Ghirri, raduna un po’ di parenti, amici e conoscenti e li carica su una corriera azzurra, di quelle che ancora oggi attraversano le campagne della pianura collegando i paesi, anche i più piccoli, come quella che si vede correre lungo un argine all’inizio de La Giusta Distanza, il film di Mazzacurati.

La partenza è fissata dal Borgo San Giorgio a Ferrara, nella piazza davanti all’antica cattedrale della città estense. Celati deve girare un cortometraggio per la Rai e dopo aver attraversato, durante i sopralluoghi dell’inverno precedente, il territorio che va da Ferrara alle Valli di Comacchio, fino alla punta estrema del Delta veneto, decide di rifare lo stesso tragitto a bordo di una corriera azzurra insieme a trenta persone, perché <<volevamo vedere lo stesso paesaggio in un altro modo, cioè assieme a delle altre persone>>.

Nasce così Strada provinciale delle anime, il primo documentario di Gianni Celati, in cui lo scrittore di origine ferrarese torna sui luoghi che già aveva percorso quasi dieci anni prima, raccogliendo le sue annotazioni nel libro Verso la Foce, di cui il film può considerarsi il sequel per immagini.

La corriera azzurra si perde nella campagna, apparentemente senza un itinerario prestabilito, con il suo carico di umanità varia che ricorda un po’ la Corriera stravagante di Steinbeck. Attraversa paesi che sembrano usciti dai racconti sul far west e avanza indolente verso la foce del Po, come attirata da un’ invisibile calamita. Il Delta, per chi ne abbia una conoscenza non superficiale, è uno stato d’animo piuttosto che un luogo fisico, un perdersi in infiniti silenzi e in spazi che la pianura dilata e man mano che ci avviciniamo al mare è come se ci spogliassimo di tutto quello che di superfluo appesantisce le nostre vite, fino a raggiungere un grado di leggerezza spirituale che è ciò che più rassomiglia all’ideale di Libertà. Come scrive lo stesso Celati in Verso la foce, <<come una tendenza naturale che ci assorbe, ogni osservazione intensa del mondo esterno forse ci porta più vicini alla nostra morte; ossia, ci porta ad essere meno separati da noi stessi>>.

Anche il titolo del documentario di Gianni Celati rimanda a quel senso di astrazione che coglie chi attraversi le campagne tra la Grande Bonifica Ferrarese e il Delta del Po. Strada provinciale delle anime, infatti, è un’indicazione stradale che non porta da nessuna parte, quasi che si trattasse di una beffa del destino, un volersi prendere gioco del bisogno, oggi ancora più accentuato, di direzioni certe, di mappature precise, con l’ausilio di tecnologie satellitari che hanno stravolto il concetto stesso di viaggio, ridotto ad un banale e razionale spostamento da un punto ad un altro. Mi piace pensare che cartelli stradali di questo tipo, che ancora oggi si possono trovare inoltrandosi negli angoli più remoti della nostra pianura, rappresentino la rivincita ironica del Viandante nei confronti del Turista.

https://www.raiplay.it/video/2019/01/STRADA-PROVINCIALE-DELLE-ANIME-6b0bdaa7-bbf6-4ebf-ad8a-f5ee60ffef10.html

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